Il regno animale.


La temuta pandemia di aviaria e il virus H5N1 dell influenza aviaria
dicembre 15, 2007, 2:55 pm
Filed under: Volatili

Volatili aviariaPer quanto riguarda la temuta pandemia di aviaria dobbiamo andare oltre l’attuale stato di tensione e di paura per il virus H5N1 dell’influenza aviaria,partendo dal fatto che mai il virus si è trasmesso da uomo a uomo, e mai senza difficoltà da volatili all’uomo. Inoltre, sappiamo che un efficace vaccino può essere preparato solo facendo mutare questo virus, cioè iniettandolo nelle scimmie e in ultimo nell’uomo, per vedere se questi soggetti sperimentali accusano la stessa influenza temuta.

Quindi, il virus dell’influenza, che attualmente genera tanta paura nel mondo potrebbe essere debellato solo con un vaccino dotato di specificità. L’affidabilità di un vaccino sappiamo tutti che richiederebbe anni, o almeno mesi, di sperimentazione su una popolazione presa come obiettivo. I dati sui danni procurati da vaccini devono, o dovrebbero, essere raccolti con meticolosità durante il periodo di sperimentazione per assicurare che il vaccino non sia micidiale o menomante le persone, invece di aiutarle e salvarle.

Molti sbagliano nel non realizzare che tutti i vaccini portano con sé una serie di componenti che causano specificamente t’accrescere di malattie, fino alla morte (si parla di morbilità e di mortalità). Questa serie comprende elementi e composti chimici, come il mercurio, l’alluminio, l’aldeide formica (usata per conservare i preparati istologici), il MSGglutammato monosodico, materiale genetico estraneo, e proteine pericolose da varie specie di batteri e virus, che sono stati scientificamente associati allo scatenarsi di malattie autoimmunitarie e di certi cancri.

Un pacchetto sempre ih aumento di prove scientifiche indica in modo forte che i vaccini sono largamente responsabili per l’accrescimento di casi di autismo e di altre invalidità nell’apprendimento, affaticamento cronico, fibromialgia, lupus, artrite reumatoide, asma, rinite allergica, allergie varie, infezioni croniche ai cabali auricolari, diabete autoimmunitario di tipo 1, e tante, tante altre pandemie. Così si è verificato in alcuni casi che, vaccini ed altre trovate dell’industria farmaceutica sono risultati letteralmente la causa di morte o di invalidità per centinaia di persone. Quella contro il virus è, pertanto, diventata una vera lotta contro il tempo, che vede schierati in prima linea i laboratori che producono abitualmente vaccini contro l’influenza. La psicosi da aviaria, non ha certamente trascurato di far sentire i suoi negativi effetti sull’economia del nostro Paese. In notevole calo i consumi, mentre molti allevamenti rurali, in particolare quelli che forniscono uova e pulcini per l’ingrasso, sono completamente bloccati in quanto le richieste sono nulle.

Stesso discorso per gli allevamenti biologici che cominciano ad evidenziare una fase di profonda crisi. Il comparto degli allevamenti rurali e biologici corre il pericolo di non riuscire a programmare ÌJ proprio futuro a fronte del drastico calo dei prezzi, alla paralisi delle vendite ed ai maggiori investimenti richiesti dalle nuove normative previste dalle ultime ordinanze del Ministero della Salute. Il calo nei consumi determinato dalla psicosi ha già causato danni stimabili in 500 milioni di euro. A questo proposito direi che il consumatore dovrebbe sapere che l’Italia non ha mai importato pollame o carni derivate ne dall’Asia ne dalla Turchia perché la produzione nazionale è stata sempre più che sufficiente a soddisfare i consumi della popolazione italiana nelle quantità e con tutte le garanzie di qualità e sicurezza. Per effetto dell’ordinanza del 26 agosto 2005 del Ministero della Salute la carne di pollo italiana è identificata dalla sigla IT con la presenza di codici per individuare l’allevamento di provenienza e lo stabilimento di macellazione.

Per nostra informazione, in Turchia i contagi fra i polli sono dovuti a volatili migratori malati che percorrono tré rotte: e queste non passano sull’Italia. Dalle notizie che circolano in questi giorni sembrerebbe che il pericolo sia ormai alle porte di casa. Si sente discutere di convocazione d’urgenza di tavoli europei, di bandi alle importazioni di piume e pellame, di possibile stop ai viaggi ad Istanbul e dintorni. Callarme torna alle stelle e cosi la paura della gente per una minaccia dai contorni spaventosi. Eppure la verità è un’altra: le vittime turche appartengono ancora ai casi di contagio uomoanimale, a condizioni igienico sanitarie degradate, ad un sistema socioeconomico arretrato. Ne è convinto anche il direttore sanitario dell’AsI Fabio Banfi, dall’estate scorsa in prima linea per il monitoraggio della situazione: «Le notizie di questi giorni non devono creare allarme nel nostro paese. Anche i casi della Turchia non dimostrano che il virus abbia passato la barriera uomouomo.

I contagi sono avvenuti perché le vittime erano in contatto diretto con i volatili infetti, maneggiavano i corpi morti. Per il momento, non ci sono, loripeto e sottolineo, evidenze scientifiche che il virus dell’aviaria si trasmetta da uomo a uomo».[…] I ricercatori hanno associato finora quasi tutti i casi umani d’influenza aviaria al contatto diretto con pollame infetto. Ma temono che il virus possa mutare, se non lo ha già fatto, in modo da essere trasmesso da persona a persona. Sarebbe molto lungimirante concentrare ogni sforzo, anche economico, sotto la direziono e il coordinamento dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, a cui sarebbe molto facile far affluire il denaro dagli Stati nazionali, essendo essa organismo dell’Onu, e la raccolta di fondi potrebbe essere imponente ed all’altezza di fronteggiare il problema), per prevenire la diffusione dell’influenza aviaria distruggendo tutti gli allevamenti nei paesi più a rischio (Cina, Thailandia, Vietnam, Indonesia ecc) e nello stesso tempo preparando sul posto organizzazioni di emergenza, attrezzate ad isolare e porre in quarantena i soggetti colpiti. Dovendo scegliere come usare il denaro, io sceglierei senza dubbio questa strategia e aggredirei il problema senza aspettare che il virus ci raggiunga a domicilio.

Una scelta così radicale sarebbe certamente vista come una prevenzione massiccia, rapida, efficace, dove investire ogni risorsa, o puntare su un vaccino che arriverà troppo tardi e su farmaci di dubbia efficacia, diventando responsabili di milioni di morti, soprattutto nei paesi poveri. Il problema è che una scelta così imponente è tutta in mano alla politica ed alle industrie farmaceutiche, ed è per questo che come cittadini consapevoli dovremmo cercare di diffondere la richiesta di puntare sulla prevenzione, visto che purtroppo vi sono nel mondo delle forze ciniche e senza scrupoli capaci di trasformare in “businnes” le tragedie umane. L’interrogativo, a questo punto è se la situazione debba o meno spaventarci, ma la risposta non può venir fornita sull’onda di notizie catastrofiche inevitabilmente seguita da risposte emozionali incontrollate, infatti paura e preoccupazione sono sentimenti inadatti ad affrontare una questione complessa che va gestita con professionalità e razionalità.

Oggi quindi sarebbe più opportuno iniziare seriamente a controllare il problema nel sud est asiatico, valutare e sorvegliare le popolazioni di uccelli selvatici che potenzialmente potrebbero diffondere in Europa il virus (ma questo viene già fatto da anni, basterebbe solo potenziare questi studi), continuare il prezioso programma di controllo dell’Influenza nel nostro settore produttivo avicolo non abbassando la guardia ed infine ben vengano anche le scorte di vaccini e di tarmaci antivirali, ricordando però che queste ultime riguardano uno scenario preoccupante e grave, che è ancora lontano e soprattutto non inevitabile nel breve periodo, come invece alcune informazioni distorte tendono a dichiarare.

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